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Abbiamo Intervistato Oliver di Escape Room Evolution a Treviso

escape room evolution
9
Nov
Pubblicato il 9 novembre 2017 in Interviste, da

Oliver Dobre è il proprietario di Escape Room Evolution a Treviso e, oltre a gestire una delle escape room che più mi ha incuriosito, gestisce un ottimo gruppo su Facebook dove tutti i professionisti del settore possono trovare discussioni di qualità e pertinenti alle stanze della fuga.
Per questo motivo abbiamo deciso di chiedergli una intervista e lui gentilmente ce l'ha concessa.

Pino: Ciao Oliver e grazie per aver risposto alle nostre domande

Oliver: Ciao Pino, grazie a voi per avermi dato l'opportunità di poter parlare della mia Escape Room all'interno del vostro progetto.

P: Come ho accennato poco prima una delle cose che più mi ha colpito della tua ER sono state l'originalità della storia e come sei riuscito a coniugarla con l'immagine coordinata che offre sul web grazie al sito (spettacolare) che hai online. Ci vuoi raccontare in breve la storia, se ha dei fondamenti nella realtà e perché l'hai scelta?

O: C'è una profonda ricerca dietro la realizzazione della nostra Escape Room. Una cosa risaputa è che sin da bambini amiamo le storie ed è per questo che abbiamo basato la nostra Escape Room su una storia. Infatti ad ogni gruppo viene raccontata la storia da una persona vera, non cose registrate e mostrate su un monitor. Questo è un'aspetto molto importante per noi, perché si crea quel rapporto "caloroso" e non "freddo" che una registrazione può trasmettere.

Le persone apprezzano questo aspetto a spesse volte capita che qualcuno ci chiede più informazioni su questa intrigante Famiglia Ricoletti.

In realtà è una storia tutta inventata da noi, anche se alcuni aspetti del racconto sono collegati ad aspetti veritieri di quel periodo.

La scelta di basare l'Escape Room su una storia è stata perché volevamo creare qualcosa di "territoriale", e visto che Venezia ha una grandissima storia offre anche molti spunti. Realizzare stanze "ibride" come riprodurre una prigione piuttosto che un manicomio sarebbe stato più facile, invece dovendo creare giochi contestualizzati in un ambiente del fine 800 è stata una grande sfida per noi e non facile, però vedendo i feedback dei clienti sembra di aver fatto un ottimo lavoro.

P: Senza "spoilerare" nulla delle tue stanze ci puoi raccontare qualcosa sul gameplay delle tue room e quanto secondo te conta in una ER?

O: Un'aspetto importante dei nostri giochi è quello di aver puntato molto sull'equilibrio nelle cose da fare. Per esempio nel primo capitolo ci sono solo 4 lucchetti, cosa insolita per molte ER, la maggioranza basano il gioco su un numero esagerato di lucchetti.

Noi abbiamo fatto il contrario, riducendo al minimo indispensabile i lucchetti ed introducendo giochi interattivi e sopratutto diversi. Anzi, ti dirò di più, nel secondo capitolo abbiamo osato realizzando un gioco con ZERO lucchetti.

P: Quanta cura avete dedicato alla scenografia di Villa Ricoletti, quale atmosfera si respira nella tua ER e in genere quanto è importante l'ambientazione in una stanza della fuga?

O: Ti confesso che esternamente non potendo metterci le mani non è un granché, però internamente abbiamo trasformato parecchio l'ambiente tentando di riprodurre il più possibile degli scenari di fine 800.

L'ambientazione è molto importante, sopratutto per il fatto che va a toccare uno dei cinque sensi, la vista.

Infatti noi puntiamo molto sulle emozioni che si vivono all'interno dei nostri ambienti e ci teniamo molto al divertimento, proviamo a toccare tutti i cinque sensi con l'esperienza che si vive all'interno della nostra Escape Room.

P: In percentuale quanto tornano i giocatori nella tua escape room e dopo quanto tempo?

O: Dalle nostre statistiche ci sono vari tipi di giocatori, quelli super accaniti e amanti di Escape Room che prenotano subito la "Fuga dalla Villa", consiste nel giocare entrambi i capitoli in sequenza per circa due ore senza mai uscire dal gioco.

Poi sono quelli che si appassionano al gioco e in giro di una settimana tornano, quelli che sono una via di mezzo e tornano dopo qualche mese e quelli che magari sono stati portati da qualcuno e non trovano molta soddisfazione nel gioco, quindi non tornano mai.

Ad ogni modo penso che un 50% tornano entro pochi mesi, un restante 20-30% anche dopo un anno e il resto dei giocatori non si vedono più :-)

P: Quando hai/avete aperto? Quali difficoltà hai/avete riscontrato all'apertura della vostra room?

O: Sinceramente non abbiamo incontrato grossi problemi a parte il discorso di come inquadrare l'attività, ma alla fine è stata trovata una soluzione.
Solite pratiche burocratiche, ma penso non di più che aprire una qualsiasi attività commerciale.

Anche la ricerca e lo studio delle idee non sono state facili, però facendo parte dell'aspetto creativo alla fine si è trasformato in un percorso divertente.

P: Da quando hai aperto ad oggi cosa è cambiato nel mondo delle escape?

O: Intanto i giocatori stanno acquisendo più esperienza e per questo bisogna elaborare nuovi giochi più qualitativi e originali.

Ultimamente ho notato una cosa strana e alquanto divertente, noi la chiamiamo "inconscio collettivo".

Abbiamo notato che l'anno scorso chi giocava per la prima volta faceva più fatica a finire il gioco, mentre quest'anno le squadre che giocano sempre per la prima volta trovano le soluzioni più facilmente.

E' come una sorta di memoria che rimane nelle stanze. Sicuramente per i prossimi giochi alzeremo un pochino l'asticella di difficoltà.

Preciso che una stanza non deve essere molto difficile, ma deve avere il giusto equilibrio e questo si raggiunge testando il gioco parecchie volte prima di metterlo sul mercato.

P: Hai una sfera di cristallo con cui vedere il futuro delle Escape Room in Italia. Cosa ci vedi?

O: Le persone iniziano a distinguere quali sono giochi di qualità e quali no, e credo che questo spingerà i gestori delle Escape Room a creare giochi più performanti.

Conosco già alcune Escape Room in Italia che hanno chiuso i battenti, probabilmente dovuto ad una sottovalutazione di alcuni aspetti.

Se due/tre anni fa si poteva entrare nel mercato con stanze di scarsa qualità, oggi ritengo che non si può più.

I clienti cominciano a distinguere e sanno fare la differenza tra giochi belli e giochi scarsi.

Per chi saprà adattarsi e rinnovarsi prevedo un buon futuro, adesso che si sta espandendo il mercato entrano in gioco anche varie agenzie e aziende che puntano sull'inserimento dei giochi di fuga nei programmi di team building, e questo può essere una buona fetta di mercato da sfruttare.

P: Prima di chiudere questo botta e riposta qual è la cosa più strana e/o divertente che è successa nella tua ER?

O: C'è un ragazzo che è venuto quattro volte a giocare il primo capitolo e due volte il secondo. Ogni volta viene con un gruppo diverso fingendo di non essere mai stato a giocare da noi, poi una volta dentro la stanza fa lo splendido snobbando gli amici, strano forte :-)

Ci sarebbero da raccontare moltissime cose, sopratutto sul ragionamento e sulla creatività delle persone, una cosa divertente è come le stanze guidano i giocatori dove vogliono loro, mi spiego meglio, abbiamo notato che se un gruppo sbaglia ragionamento, o fa un ragionamento molto insensato o assurdo otto volte su dieci, lo faranno anche gli altri gruppi che giocano dopo di loro, personalmente ritengo che si possono fare proprio delle ricerche scientifiche all'interno delle Escape Room.

P: Grazie di cuore Oliver per le informazioni che ci hai fornito e naturalmente il mio consiglio è, per tutti coloro che si trovano in zona, di provare le stanze di Villa Ricoletti.

O: E' stato un piacere rispondere alle domande. Ricambio i ringraziamenti e mi complimento con voi per l'idea originale di lanciare il progetto Nonoia ;-)

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Pino Galvagno
Chi è Pino Galvagno?

Fondatore di www.nonoia.it offre informazioni utili per provare esperienze fuori dal comune con i propri amici o in famiglia.

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