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Escape Room: il film

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Mar
Pubblicato il 8 marzo 2017 in Filmografia, da

Inauguriamo la sezione dedicata alla filmografia da cui sono tratte molte delle stanze schedate su questo sito dal film che ha tutti i presupposti per essere identificato come icona rappresentativa delle stanze di fuga: Escape Room, un horror, presentato all'estero ma che in Italia non ha ancora una sua data di uscita.

Diretto da Peter Dukes e prodotto dalla Global Genesis Group, Escape Room è uno dei film più attesi dell'anno. Un cast assortito come le tessere impazzite di un puzzle: dall'attrice genio e sregolatezza Sean Young si arriva a Skeet Ulrich, il biondino protagonista di un film cult del genere horror ovvero Scream. Adatto a chi ama la tensione potente ed evocativa delle immagini, Escape Room promette orrore e claustrofobia che scavano nello stomaco come uno sciame di predatori impazziti.

Non occorre andar lontano o inventare voli pindarici per comprendere la genesi del film di Peter Dukes. Le Escape Room sono il fenomeno mondiale del momento. Sessanta minuti e sinapsi allenate, questo il corredo elementare ed essenziale di un gioco o forse di una mania che ha rivoluzionato il tempo libero di milioni di ragazzi. Use it, direbbero i nostri cugini anglosassoni riferendosi al cervello. Per uscire da una Room occorre utilizzare il cervello, la logica, la concentrazione e fare affidamento sui propri compagni. Un fenomeno mondiale nato dalle atmosfere claustrofobiche di un videogioco, che ha saputo farsi largo ed imporsi come nuovo must del divertimento urbano.

Peter Dukes si diverte a fornire delle varianti non previste. Escape Room è la versione horror di un gioco tipico infantile "E se fosse". E se nella stanza chiusa fosse inserita la nota dissonante, quella che non ti aspetti, quella che ti fa sentire un brivido ghiacciato lungo la schiena? L’Escape Room di Dukes è un abile gioco di scacchi mascherati, dove quello che sembra non è. Dove una faccia ne può nascondere un'altra dalla quale non puoi scappare perché sei rinchiuso dentro una maledetta stanza.

escape room locandina filmPer uscire dalla Room occorre ragionare. Ecco il secondo colpo da maestro del regista. E se il ragionamento fosse contaminato dalla paura? Quanto la mente umana può rimanere lucida e operativa in un contesto anomalo? Il film è una rapida discesa agli inferi dove ci si scontra con il demone che, in fondo, è nascosto dentro di noi. Un demone che ci rende claustrofobici e che annebbia la capacità di ragionare logicamente. Mattone dopo mattone, sguardo dopo sguardo, va in scena la commedia umana, quella che non ti aspetti perché la paura spoglia l'uomo di ogni orpello inutile, consegnandolo nudo di fronte all'altare della resa dei conti.

Oltre la cortina della spettacolarità e di una tensione che cresce senza lasciare tempo di respirare, il film di Peter Dukes spinge a cercare nuove chiavi di lettura del fenomeno del momento. Cosa c'è dentro una Escape Room? Grazie alla messinscena degli stereotipi tipici del genere, il regista ci offre la possibilità di riflettere e interpretare la psiche umana. Cosa spinge a chiudersi in una stanza che non offre vie di fuga se non quella dettate dall'intelligenza? La paura, compagna solitaria e rovescio della medaglia di vite apparentemente tutte uguali e tutte noiose. La paura è quell'accento di vita, quella scossa elettrica di cui il sistema nervoso si nutre per vivere. E forse la chiave di lettura ulteriore è proprio questa, è la risposta alla domanda se la paura è necessaria oppure è semplicemente un peso per il raziocinio. La risposta a questo dubbio sottile e impertinente si snoda nelle sequenze del film, che si rincorrono senza sosta fino al climax finale.

Escape Room offre la possibilità agli spettatori di calarsi nei panni dei personaggi. Il biondo Skeet, faccino alla Johnny Deep, ci conduce per mano nella sua Escape Room e nello scorrere del film, saremo prima uno, poi l'altro personaggio perché dialoghi e scene provocano la fusione delle nostre sensazioni con quelle dei personaggi. Si partecipa attivamente al film, chiedendosi in ogni istante "E se fosse successo a me?" e, mentre l'orrore scorre sullo schermo, le membra intorpidite dalla paura tirano un sospiro di sollievo perché sanno che, a differenza dei personaggi del film, la via d'uscita è a portata di mano.

La claustrofobia di una scena unica, girata in un solo contesto, è l'altra chiave di lettura del film. Escape Room sfrutta una delle paure più ataviche ed ancestrali che nascono con il primo vagito umano: essere chiusi dentro qualcosa. Stanza, bara, una buca nel terreno, un vagone ferroviario o una casa infestata non ha importanza. La lotta è per la libertà, per quell'anelito di rassicurante ossigeno che ci rende liberi.

Peter Dukes ha compreso una verità fondamentale. Non c'è bisogno di streghe, maghi o vampiri alla Nosferatu. Basta l'uomo con le sue paure e i suoi desideri nascosti a dar vita all'orrore servito per merenda. Il demone ha le sembianze umane, stessi occhi, stesse mani, stesso sangue degli altri ma ha una luce diversa perché nell'eterna lotta tra il bene e il male ha scelto quest'ultimo. Escape Room ci offre su un piatto d'argento la capacità tutta umana di porsi dal lato sbagliato. Il demone va analizzato con perspicacia e attenzione perché ogni strato di paura demoniaca rappresenta un aspetto della società contemporanea, in grado di incutere timore e soggezione nell'uomo moderno.

Un ultimo aspetto determina il successo del film di Dukes. Il linguaggio delle immagini, in movimento seppur chiuse in una stanza, è capace di dare la mano allo spettatore e di condurlo in un'altra dimensione dove il controllo della paura diventa il solo appiglio per resistere all'ondata delle emozioni o per lasciarsi andare. Perché a volte, nel gioco delle identificazioni dei personaggi, il demone è l'unico sbocco per una parte di ciascuno di noi che il libero arbitrio mette a tacere.

Non basteranno sessanta minuti per dimenticare Escape Room. Un film che merita di essere visto e che promette una danza macabra di emozioni forti, rinchiuse in una sola stanza.

 

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Pino Galvagno
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