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The Institute

the institute cover
31
Ott
Pubblicato il 31 ottobre 2017 in Filmografia, da

Uno dei film per comprendere le ambientazioni delle escape room di tipo Manicomio Criminale è sicuramente The Institute.

the instituteTitolo originale: The Institute
Titolo in Italia: Quella casa nel bosco
Data di uscita: 2017
Regista: Pamela Romanowsky
Genere: Thriller
Attori: Pamela Anderson, Topher Grace, Josh Duhamel, Eric Roberts

Interpretato da James Franco, che co-firma anche la regia, The Institute è un film di Pamela Romanowsky che vede tra i protagonisti anche l'ex bagnina di baywatch Pamela Anderson, Topher Grace, Josh Duhamel ed Eric Roberts.

Si tratta di un thriller della durata di 90 minuti circa uscito nella sale a metà 2017. Caratterizzato da una spiccata componente psicologica, questo film promette di diventare uno dei capisaldi del suo genere grazie a una regia impeccabile, con inquadrature sapienti e giochi di luci e ombre pensati apposta per tenere lo spettatore sempre in allerta.

Durante la visione di The Institute, del resto, è praticamente impossibile tirare il fiato e stare un attimo tranquilli: i colpi di scena si susseguono a ritmo serrato, lasciando lo spettatore sbalordito e confuso. La realtà non è mai come la si vede, e un totale stravolgimento di ciò che appare è sempre dietro l'angolo, complici personaggi a tutto tondo, imprevedibili, il cui approfondimento psicologico è talmente realistico e indovinato da dare quasi l'impressione di conoscerli.

Eppure il loro comportamento, per quanto coerente, sorprende e affascina, attirando gli spettatori in una spirale di lucida follia che li porterà a immedesimarsi nei loro sentimenti. Tra le tematiche trattate, spicca senza dubbio quella della sofferenza, quel male dell'anima che non può essere eradicato se non con una presa di consapevolezza forte e decisa, oppure affidandosi ai dubbi metodi utilizzati all'interno dell'Istituto Rosewood, un posto in cui medici senza scrupoli si propongono di modificare la personalità dei pazienti attraverso metodi alquanto dubbi dalle pretese pseudo-scientifiche .

Costantemente in bilico tra la realtà e fantasia, oscurantismo e scientismo esasperato, folle come quello che portò la fantasia di Mary Shelley alla creazione di Frankenstein, The Istitute insegna che in realtà i mostri peggiori non sono al di fuori, ma nella nostra stessa mente. Sadismo, ossessione, compulsioni e vendetta sono solo alcune delle tematiche affrontate in questa pellicola che promette di essere uno dei più bei thriller degli ultimi anni. Pur non sfociando mai nel genere horror, completamente privo dell'elemento splatter che caratterizza molti film di genere, The Institute immerge lo spettatore in un'atmosfera oscura e carica di tensione, trascinandolo progressivamente nello stesso delirio dei protagonisti principali, tutti quanti - ognuno a modo suo - travolti da sentimenti più grandi di loro: sete di potere, desiderio di vendetta, orrore per le proprie azioni e voglia di essere sempre di più, di essere simili a Dio.

La tematica della manipolazione delle menti, del plagio e del cosiddetto lavaggio del cervello, è senza dubbio tra le più moderne e dibattute a livello psicologico e sociologico. In questo caso viene affrontata con spietata sfiducia nell'empatia dell'essere umano, caricando ogni scena di un simbolismo non sempre facilmente interpretabile. James Franco, in particolar modo, è eccellente nella sua magistrale interpretazione di un sadico dottore di Baltimora il cui fine principale è quello di controllare le menti dei suoi pazienti, manipolandole a proprio piacimento e tenendole recluse fino allo scadere del loro tempo (questo non vi ricorda forse lo scorrere del tempo all'interno di una escape room?).

Lucidamente folle, impassibile e anaffettivo, emotivamente più simile a un robot che a un essere umano, in questo ruolo James Franco dà il meglio di sé, candidandosi al ruolo di uno tra i migliori attori internazionali di questo secolo. Non è da meno una strepitosa Allie Gallarani, perfetta nel ruolo della giovane e fragile Isabel Porter, che dopo un dramma familiare decide di ricoverarsi volontariamente presso l'Istituto di Baltimora per cercare di eradicare il dolore, rinascendo emotivamente più forte, psicologicamente temprata e al di sopra di ogni umana emozione. Ma alla fine sono proprio le emozioni umane - folli, contrastanti, trascinanti e soprattutto immortali - a trionfare, ma non è detto che si tratti di una vittoria.

The Institute non ha pretese moralizzatrici, non giudica e non condanna, ma nemmeno assolve i suoi protagonisti così diversi, ma al tempo stesso così simili nella loro spasmodica ricerca del controllo delle emozioni, le loro e quelle altrui. Le atmosfere di questa pellicola anticonvenzionale richiamano in maniera lampante la narrazione del maestro Edgar Allan Poe, maestro del genere noir che strizza l'occhio al thriller e all'horror, senza mai perdere di vista la necessità di entrare nella mente dei personaggi: è lì dentro che si annida il vero orrore, tanto più implacabile e inevitabile poiché a esso non si può sfuggire. Bene e male si confondono in una realtà che non ha morale se non la volontà individuale, e quest'ultima invariabilmente vacilla dinanzi allo spauracchio del dolore, che non risparmia nessuno, neanche chi del dolore altrui fa lo strumento principale del proprio potere.

Pochi film come The Institute riescono a far leva sulle paure più ataviche dell'essere umano, mettendole in scena una dopo l'altra con sadico auto-compiacimento. Per tutto il film, è lampante la volontà degli autori di imprigionare metaforicamente i telespettatori in un giogo che li costringe a immedesimarsi ora in uno, ora nell'altro personaggio, cadendo nella trappola dell'ambiguità che caratterizza ciascuno di loro e, di conseguenza, ciascun essere umano, che non è mai uno solo ma - come teorizzava Pirandello - è uno, nessuno e centomila.

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Pino Galvagno
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